Solitudine

Volgiti a me e abbi pietà di me, perché sono solo ed afflitto. (Salmi 25:16)

Su un quotidiano si leggeva: “Al tempo di interneti e del telefono cellulare, c’è ancora molta solitudine. Meno frequente nei giovani, essa colpisce particolarmente le persone anziane”. L’autore indentificava delle possibili cause, tra le quali quella di avere interessi diversi dalle altre persone.

Invecchiando si è spesso sopraffatti dai rapidi cambiamenti della società, tanto da non riuscire più a interessarsi dei problemi dei più giovani.

Anche il Signore Gesù era solo. Egli perseguiva gli interessi di Dio, suo Padre, in mezzo ad un popolo indifferente e anche ostile; ed è stato incompreso da tutti, persino dai suoi discepoli. Pur provando questa solitudine morale, il Signore ha continuato la sua opera d’amore senza scoraggiarsi, e senza rimproverare quelli che l’accompagnavano ma non lo capivano.

Il Signore li aveva avvertiti dicendo: Ecco l’ora viene, anzi è già venuta, in cui sarete dispersi, ciascuno per conto suo, e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me. (Giovanni 16:32)

Alla fine, sulla croce, è stato persino abbandonato dal suo Dio, e ha subito il giudizio da noi meritato a causa dei nostri peccati.

Gesù ora si presenta come Salvatore e desidera entrare nella nostra solitudine. Megli di chiunque altro, può capire che cosa significhi essere solo e abbandonato. Cerchiamo la sua compagnia. Egli desidera far scomparire la nostra solitudine con la sua presenza, nella comunione con Lui per mezzo della preghiera e della lettura della sua Parola.

Anche se mio padre e mia madre mi avessero abbandonato, l’Eterno mi accoglierebbe. (Salmi 27:10)

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