ll Signore, l’Eterno, mi ha dato la lingua dei discepoli perché sappia sostenere con la parola lo stanco; egli mi risveglia ogni mattina, risveglia il mio orecchio, perché io ascolti come fanno i discepoli. (Isaia 50:4)
Gesù parlava alle folle stupite. Il suo insegnamento aveva una potenza tale che esse accorrevano da ogni luogo per ascoltarlo. Nessuno aveva ancora pronunciato parole tanto sconvolgenti! Parole vere e forti, su cui l’uomo poteva finalmente contare!
Che cosa diceva quel Gesù, quel dolce Rabbi di Nazaret? Ebbene, parlava innanzi tutto di un Dio infinito in grandezza e in santità, che s’interessava delle sue creature, le ascoltava, le amava!
Con lui si faceva presto a comprendere perché l’animo umano è miserevole, il cuore insoddisfatto, lo spirito in perpetua ricerca. Chi ha insistito come lui sulla fragilità, l’inutilità di tutti gli sforzi umani per raggiungere la felicità?
Così per gli angosciati, i depressi, per tutti quelli che sono maltrattati dalla vita, che sono torturati dal timore della morte e del giudizio che la segue, è stato chiaro che la salvezza non può venire in nessuno caso dall’uomo, ma solo da Dio.
Gesù, il Figlio di Dio, ha chiamato e continua a chiamare instancabilmente a sé quelli che sono stanchi della vita, carichi di pesi insopportabili; desidera far penetrare in loro la fiducia e la serenità. Ha offerto loro non delle gioie terrene ma, cosa tanto migliore, un’intimità completa ed eterna con Lui.
Venite a me, voi tutti che siete travagliati e aggravati, ed io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore; e voi troverete riposo per le vostre anime. (Matteo 11:28-29)



