Svuotò se stesso

Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù, il quale, essendo in forma di Dio, non considerò qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente l’essere uguale a Dio, ma svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini; e, trovato nell’esteriore simile ad un uomo, abbassò se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce. Perciò anche Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio delle creature (o cose) celesti, terrestri e sotterranee, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre. (Filippesi 2:5-11)

Questi versetti riassumono il cammino del Signore Gesù dalla gloria eterna fino alla sua morte alla croce. Lui, il Figlio di Dio, creatore dei cieli e della terra, “svuotò se stesso”. Lui che era tutto, sapeva tutto, poteva tutto, volle diventare simile agli uomini, creature fragili e limitate, per avvicinarsi a loro e parlare loro dell’amore di Dio.

Gesù, Figlio di Dio venuto sulla terra come uomo, avrebbe potuto porsi direttamente alla sommità della scala sociale, per dirigere, con mano altamente competente, il destino dell’umanità. Ma no, “svuotò se stesso”, scegliendo di nascere in una stalla, poi di vivere in una città disprezzata.

Adamo ed Eva avevano disobbedito quando erano stati posti in un giardino da sogno; Gesù è stato perfettamente obbediente in un ambiente la cui ostilità non fece che aumentare man mano che Egli faceva del bene ed annunciava la Parola di Dio.

Nulla l’ha distolto da quell’obbedienza alla volontà d’amore di suo Padre neppure “la morte della croce” dove la sua obbedienza stessa ha brillato in modo incomparabile, perché è volontariamente ch’Egli ha dato la sua vita. Per questo, Dio lo ha innalzato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni nome per l’eternità.

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