Un apparente fallimento

In un mondo in cui agli uomini piace farsi servire. Gesù è venuto per servire e ha fatto del bene senza prendere l’atteggiamento distante di un benefattore che vuol fare vedere la sua superiorità.

Gesù è venuto come un amico. Incontrando la donna samaritana, s’intrattiene amabilmente con lei pregandola persino di dargli dell’acqua da bere. Era un amico degli umili e dei poveri.

Se Gesù non fosse stato posto in una mangiatoia, se fosse stato accolto in un palazzo, i pastori avrebbero potuto venire ad adorarlo? E’ questo suo spogliamento che ce lo rende così caro: sentiamo che possiamo avvicinarci a lui. E’ sempre lo stesso nella sua pazienza, la sua dolcezza ed umiltà.

Possiamo conoscere degli insuccessi e spesso per colpa nostra. Ecco uno studente che non ha lavorato abbastanza e che non supera l’esame. Ma può capitare che subiamo un insuccesso nonostante la nostra buona applicazione nello studio. Vi sono molti tipi di insuccessi: quelli della professione, della famiglia, del cuore…Chi di noi non ne ha mai subiti?

Tramite la bocca del profeta, Gesù fa il bilancio della sua visita all’umanità.

Ma io dicevo: «Invano ho faticato, per nulla e inutilmente ho speso la mia forza; certamente però il mio diritto è presso l’Eterno e la mia ricompensa presso il mio DIO». (Isaia 49:4)

Le sue fatiche sono state inutili, non sono servite per salvare il popolo di Israele, ma Dio apprezzerà la sua opera.

Egli dice: «È troppo poco che tu sia mio servo per rialzare le tribù di Giacobbe e per ricondurre gli scampati d’Israele. Ti ho stabilito come la luce delle nazioni, perché tu sia la mia salvezza fino alle estremità della terra». (Isaia 49:6) 

 

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