Un termine che non osiamo più utilizzare

Gesù rispose loro: «In verità, in verità vi dico: Chi fa il peccato è schiavo del peccato. (Giovanni 8:34)

La parola “peccato” è ritenuta superata, inadatta alla nostra società libera. Eppure la realtà del peccato è sempre evidente e tristemente presente. Il peccato è all’origine della sofferenza e della morte, è la causa delle nostre angosce, delle paure e delle lacrime.

In greco il verbo “peccato” significa anche “mancare l’obiettivo o fallire lo scopo”, cioè passare accanto a ciò che Dio si aspetta da noi senza “centrare” la sua volontà e i suoi obiettivi.

Il peccato fa sì che la nostra vita non sia quella che dovrebbe essere. Disubbidire a Dio è fallire nella propria vita, è il contrasto doloroso tra il bene che vorremmo fare e il male che non vorremmo fare, ma che facciamo.

Infatti il bene che io voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio. Ora, se faccio ciò che non voglio, non sono più io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me. (Romani 7:19-20)

La Bibbia ci dice chiaramente che il peccato riguarda tutti.

Ma ora, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, alla quale rendono testimonianza la legge e i profeti, cioè la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo verso tutti e sopra tutti coloro che credono, perché non c’è distinzione; poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono gratuitamente giustificati per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. (Romani 3:21-24)

Riconoscere i nostri peccati non è facile, perché implica il riconoscere di aver fatto dei torti al prossimo, a se stessi e a Dio. Prendere coscienza delle proprie colpe apre sempre una ferita e ci fa dire: “Sono meno buono e meno libero di quanto pensassi”!

Così a volte cerchiamo di curare la ferita minimizzando le nostre colpe, dimenticando che il peccato non è soltanto una danno fatto agli altri o a noi stessi, ma è un offesa a Dio e al suo amore.

Amara constatazione di una situazione senza via d’uscita? No, perché Dio, che ama la sua creatura, ha mandato il suo unico Figlio per liberare dal peccato e dalle sue conseguenze eterne tutti coloro che credono in lui. Gesù Cristo “morì per i nostri peccati” (1 Corinzi 15:3) subendo il giudizio di Dio al nostro posto, per perdonare ogni peccatore pentito.

In questo è l’amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che lui ha amato noi e ha mandato il suo Figlio per essere l’espiazione per i nostri peccati. (1 Giovanni 4:10)

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