Siamo delle creature immortali, nate per l’eternità. Ogni giorno che passa ci avvicina, o al cielo o all’inferno. La salvezza della nostra anima dovrebbe essere la prima preoccupazione della nostra esistenza terrena.
E’ un grande errore pensare che è sufficiente migliorare l’essere umano per renderlo atto alla vita eterna. Ciò che occorre non è uno sviluppo progressivo della vecchia natura, ma una nuova vita, una vita divina; e questa vita è Cristo in noi.
La differenza tra un uomo della più alta moralità e un credente, non è una differenza di grado, ma di specie. Un diamante è forse più bello da vedere che un ciuffo d’erba, ma questo possiede la vita, mentre il diamante non la possiede.
Noi infatti non predichiamo noi stessi, ma Cristo Gesù, il Signore, e siamo vostri servi per amore di Gesù, perché il Dio che disse: «Splenda la luce fra le tenebre», è lo stesso che ha fatto brillare il suo splendore nei nostri cuori per illuminarci nella conoscenza della gloria di Dio, che rifulge sul volto di Gesù Cristo. (2 Corinzi 4:5-6)
Per conoscere ciò che noi siamo, ci è necessario avere un punto di paragone, un modello, e questo modello non può essere che quello dell’Uomo perfetto, Gesù Cristo. E’ contemplandolo nella sua Parola che impariamo a conoscerlo e che siamo in modo incosciente trasformati a sua immagine.
Certe persone immaginano che la vita dei credenti sia una vita triste, piena di sacrifici e di rinunce. Errore profondo! Più avanziamo in questa vita, più ci rendiamo conto quanto essa sia felice.



