Alla scuola di Dio

Mentre il padre e il figlio maggiore stanno giocando a ping pong, la figlia, dall’alto dei suoi tre anni, li guarda. Ma non vuole allontanarsi dal tavolo, nonostante gli ammonimenti del padre, e corre il rischio di essere colpita dalle racchette.

Alla fine il padre le sfiora volontariamente il capo con la racchetta, perché prenda coscienza del pericolo. Subito indietreggia fino al posto che le aveva indicato, massaggiandosi il capo… per salvare le apparenze.

E’ un sistema efficace, ma ogni tanto bisogna ripetere la lezione.

Questa piccola esperienza che tutti i genitori hanno potuto fare, ci insegna qualcosa sul modo in cui Dio agisce nei nostri confronti.

Voi non avete ancora resistito fino al sangue, combattendo contro il peccato, e avete dimenticato l’esortazione che si rivolge a voi come a figli: «Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore e non perderti d’animo quando sei da lui ripreso, perché il Signore corregge chi ama e flagella ogni figlio che gradisce». Se voi sostenete la correzione, Dio vi tratta come figli; qual è infatti il figlio che il padre non corregga? (Ebrei 12:4-7)

Nella Bibbia, la sua Parola, dice al credente tutto quello che deve sapere per la sua felicità. Chi crede in Gesù Cristo è un figlio di Dio, qualunque cosa capiti, ma, se vuole essere pienamente felice, gli occorre accettare l’educazione del Padre celeste.

Dio, il Padre migliore, un giorno ci può toccare nel punto sensibile, non per farci del male, ma per evitarci una sofferenza più grande. Ci impartisce delle lezioni perché lo conosciamo meglio: Egli ci ama, ci sta vicino e ci consola, ci forma per il suo servizio.

Si dice che la vita è una scuola. Sì, indubbiamente. E la vita cristiana è la scuola in cui Dio stesso è il maestro. Questo ci sprona ad aver fiducia in lui e a non scoraggiarci nelle difficoltà.

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