Dio, dopo aver anticamente parlato molte volte e in svariati modi ai padri per mezzo dei profeti, in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo di suo Figlio, che egli ha costituito erede di tutte le cose, per mezzo del quale ha anche fatto l’universo. (Ebrei 1:1-2)
A proposito delle riflessioni di un celebre astronomo, un umorista aveva disegnato un uomo in piedi sulla terra che gridava verso il cielo: “C’è qualcuno che risponde?”
Questa è proprio una domanda dell’uomo moderno. Egli è riuscito a penetrare in certi misteri della natura, ma si chiede sempre per quale motivo si trova sulla terra. Vorrebbe interrogare l’immenso universo, ma i suoi telescopi non gli recano nessun messaggio intellegibile.
La scienza gli spiega in parte il “come” dei fenomeni, ma è muta sul “perché” dell’esistenza dell’essere umano, delle su gioie, delle sue pene, della sua sete di giustizia come pure delle sue tentazioni di fronte al male. In presenza di un tale vuoto spirituale, l’uomo è assalito dall’angoscia, tenace e dolorosa!
Senza un ragione per vivere, la vita è insipida, assurda. Eppure, non tutto è senza valore. Guardiamo la gioia di un bimbo che corre dai suoi genitori. Da dove proviene questo sentimento? E’ l’amore che porta la gioia e che dà un senso alle cose. Non ci sarà un amore che ci superi?
L’esistenza dell’uomo non può essere il risultato del caso. Bisogna pur ammettere che c’è un progetto nella storia dell’universo. Ma come decifrare questa storia ed afferrarne il messaggio? Parla d’indifferenza o di speranza?
Domanda senza risposta? Oh, no! Questo è il grido dell’Evangelo. Le risposte ci sono date; sono a nostra disposizione, perché Dio ha parlato. Si è rivelato e si rivela ancora a chi lo cerca.
Ma voi che abbandonate l’Eterno, che dimenticate il mio santo monte, che preparate una mensa per Gad e riempite la coppa di vino drogato per Meni, vi destino alla spada; cadrete tutti per la strage, perché quando ho chiamato non avete risposto, quando ho parlato non avete dato ascolto, ma avete fatto ciò che è male ai miei occhi e avete scelto ciò che mi dispiace». (Isaia 65:11-12)



