Ma egli, rispondendo, disse loro: «Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. (Marco 7:6)
La dichiarazione pubblica della nostra fede condiziona il comportamento che dobbiamo tenere di fronte a tutti quelli che la odono e che ci conoscono. Ogni contraddizione tra le nostre azioni e le nostre parole disonora il Signore e rende la nostra testimonianza poco attendibile.
Per esempio, se affermiamo che Dio è onnipotente, che è per noi un Padre pieno d’amore le cui cure non mancano mai … e tutti ci vedono inquieti, turbati e agitati, non è una contraddizione?
Se dichiariamo che il credente non appartiene a questo mondo, che è uno straniero sulla terra, e poi ci aggrappiamo ai beni terreni e ricerchiamo affannosamente gli agi e il successo, non è una contraddizione?
Se diciamo di aspettare il Signore che può tornare da un momento all’altro e facciamo mille progetti senza tenerne alcun conto, anche questa è una contraddizione!
Non ti è mai capitato di ringraziare Dio per il pasto che viene servito in tavola, e un istante dopo lamentarti perché non era di tuo gradimento?
Se parliamo di felicità dei credenti, non dovremmo essere tristi. Se vediamo intono a noi delle persone che non conoscono Gesù Cristo e non mostriamo loro la via della salvezza, che credenti siamo?
Svegliamoci! Con la forza che viene da Dio, con preghiera e umiltà, viviamo la nostra fede senza vacillare. E soprattutto, non vergogniamoci del Vangelo!
Chi ha i miei comandamenti e li osserva, è uno che mi ama; e chi mi ama sarà amato dal Padre mio; e io lo amerò e mi manifesterò a lui». (Giovanni 14:21)



