Che cosa è l’uomo perché tu lo renda grande e presti a lui attenzione, e lo visiti ogni mattina mettendolo alla prova ad ogni istante? (Giobbe 7:17-18)
Nell’immenso universo delle galassie, che cos’è il pianeta terra? Della polvere! Che dire allora di te e di me che viviamo su questa polvere?
E’ bene sentire la propria piccolezza, la propria mediocrità, ma non è bene disprezzarsi e dire: “Sono una nullità, non ho valore per nessuno”.
Dio stesso non dice questo di noi; eppure domina la nostra piccolezza con tutta la sua maestà, tutta la sua grandezza!
Possiamo capire lo stupore di Giobbe.
L’uomo nato da donna vive pochi giorni ed è pieno di inquietudini. Spunta come un fiore, poi è reciso; fugge come un’ombra e non dura. Sopra un tale essere tu tieni gli occhi aperti, e mi fai comparire in giudizio con te. (Giobbe 14:1-3)
Ecco, Dio è potente, ma non disprezza alcuno; è potente nella forza della sua sapienza. (Giobbe 36:5)
In epoca successiva, la riflessione di Davide di fronte alla grandiosità della volta celeste sarà la stessa.
Quando considero i tuoi cieli, che sono opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai disposte, che cosa è l’uomo, perché te ne ricordi, e il figlio dell’uomo, perché lo visiti? (Salmo 8:3-4)
O Eterno, che cosa è l’uomo perché te ne curi, o il figlio dell’uomo perché tu ne tenga conto? (Salmo 144:3)
Malgrado la nostra piccolezza, Dio si occupa molto di noi. In che modo?
Ha dato il suo Figlio Gesù per salvarci! Non lo ha risparmiato, e sulla base della sua opera alla croce perdona i peccati a tutti quelli che credono in lui.
A questi, che ha adottati come figli, ha donato il suo Spirito; li ha fermamente uniti a Cristo e ha dato loro, per la sua grazia, una buona speranza: la certezza di essere per sempre con lui.
Ora, il Signor nostro Gesù Cristo stesso e Dio nostro Padre, che ci ha amati e ci ha dato per grazia una consolazione eterna e una buona speranza, consoli i vostri cuori e vi confermi in ogni buona parola ed opera. (2 Tessalonicesi 2:16-17)



