Donna, ecco tuo figlio… ecco tua madre

Gesù allora, vedendo sua madre e presso di lei il discepolo che egli amava, disse a sua madre: «Donna, ecco tuo figlio!». (Giovanni 19:26)

La terza frase di Gesù sulla croce è rivolta a sua madre e a Giovanni, esprimono l’amore e la preoccupazione di un figlio verso la propria madre. Le sue parole mostrarono che, in mezzo alla sua agonia, trovava la forza di pensare e di provvedere al suo benessere.

La chiama “Donna” non “Madre” per farle conoscere che l’insegnamento che egli le aveva dato alle nozze di Cana, e che l’umile contegno di lei durante il ministero di Gesù dimostrava aver essa imparato, era ora compiuto.

Cessano da quel momento le loro relazioni di madre e figlio, per dar luogo ad una parentela spirituale assai più importante; essa non dovrà mai ambire qualsiasi onore speciale per esser sua madre, né permettere che le venga tributato da altri.

Da quel momento in poi, Maria vivrà la sua vita nella fede; la troviamo, dopo la risurrezione e l’ascensione del Signore, insieme al gruppo di credenti che, con agli apostoli, aspettavano in preghiera la venuta dello Spirito Santo.

Tutti costoro perseveravano con una sola mente nella preghiera e supplica con le donne, con Maria, madre di Gesù, e con i fratelli di lui. (Atti 1:14).

Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quel momento il discepolo l’accolse in casa sua. (Giovanni 19:27)

Brevi parole, ma ricche di ogni benedizione. Come se stesse dicendo a Giovanni: “Accogli mia madre in casa tua; falla partecipe di tutti i beni di cui ti arricchirà il Signore; assistila nelle sue infermità, consola i suoi dolori, confortala con la speranze del mio Vangelo, che, la mia risurrezione confermerà”. Giovanni accettò di tutto cuore l’incarico affidatogli dall’amato Maestro.

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