Noi tutti come pecore eravamo erranti, ognuno di noi seguiva la propria via, e l’Eterno ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. (Isaia 53:6)
Non c’è bisogno d’insegnare ai bambini ad essere egoisti ed ostinati; essi manifestano molto presto questi caratteri. Invece, quanti sforzi per insegnare loro a rispettare, a condividere con gli altri, ad essere retti.
Questo significa che il male è innato nell’essere umano. E noi lo costatiamo anche troppo osservando il mondo, pieno di odio e di violenza; un mondo duro ed egoista. Le riconosciamo anche nella nostra vita stessa, se siamo onesti, queste tendenze al male.
Agire solo secondo la propria volontà la Bibbia lo chiama peccato. Ma poiché questa parola non ci piace, l’abbiamo sostituita con “debolezza”, “errore” o “sbandata”. Si ha un bel cambiare l’etichetta, il contenuto rimane lo stesso. Peccare non è soltanto rubare o uccidere, è vivere senza tenere conto di Dio.
Egli mi ha creato e mi ha dato la salute, energia, capacità. Pecco quando dico o penso: “Sono padrone di me stesso, quello che faccio riguarda solo me”.
Se scegliamo di fare a meno di Dio, siamo colpevoli e nello stesso tempo, schiavi del peccato. Ma Dio vuole infrangere questo assoggettamento al male. Vuole darci una vita nuova, che viene da lui e che desidera fare il bene; e lo fa in tutti quelli che ritornano a lui e si confidano in lui, per mezzo di Gesù Cristo.
Ora non per lui solo è scritto che questo gli fu imputato, ma anche per noi ai quali sarà imputato, a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù, nostro Signore, il quale è stato dato a causa delle nostre offese ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione. (Romani 4:23-25)




