Perché il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto. (Luca 19:10)
Normalmente si cerca ciò che si perde, oppure qualcosa che si brama. L’uomo, peccando si è smarrito. Dio gli aveva indicato un sentiero di “vita”, vivere eternamente nella comunione con Lui.
Adamo ed Eva, disubbidendo a quanto era stato loro raccomandato, si persero; e con loro tutti i discendenti… noi compresi.
Questa, dunque, la ragione dell’opera redentrice di Cristo. Egli ha sacrificato la sua vita per cercare e salvare ciò che era perduto.
La parabola della pecora smarrita, raccontata da Gesù, chiarisce molto bene lo stato dell’uomo e il suo ritrovamento.
Qual uomo fra voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e non va dietro alla perduta finché non la ritrova? E quando la ritrova, se la mette sulle spalle tutto contento; e, giunto a casa, convoca gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la mia pecora che era perduta”. Io vi dico che allo stesso modo vi sarà in cielo più gioia per un solo peccatore che si ravvede, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di ravvedimento. (Luca 15:4-7)
Portate fuori il vitello ingrassato e ammazzatelo; mangiamo e rallegriamoci, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E si misero a fare grande festa (Luca 15:24)
Noi tutti come pecore eravamo erranti, ognuno di noi seguiva la propria via, e l’Eterno ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. (Isaia 53:6)
Seguendo la propria via anziché quella del “pastore”, l’uomo non sa ritrovare il sentiero smarrito; nella maggioranza dei casi non sa neanche di essere perduto.
Gesù ti cerca!




