Giuseppe e Nicodemo

Poiché il Padre non giudica nessuno, ma ha dato tutto il giudizio al Figlio, affinché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre; chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato. (Giovanni 5:22-23)

Giuseppe d’Arimatea era un uomo ricco, consigliere illustre, uomo giusto e buono, discepolo di Gesù in segreto per timore dei Giudei. L’evangelista Giovanni parla di lui tre volte.

Poi verso sera giunse un uomo ricco di Arimatea, di nome Giuseppe, il quale era pure discepolo di Gesù. (Matteo 27:57)

Giuseppe d’Arimatea, un rispettabile membro del consiglio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, andò coraggiosamente da Pilato e domandò il corpo di Gesù. (Marco 15:43)

Or vi era un uomo di nome Giuseppe, che era membro del sinedrio, uomo giusto e buono, il quale non aveva acconsentito alla deliberazione e all’operato degli altri. Egli era di Arimatea, città dei Giudei, e aspettava anch’egli il regno di Dio. (Luca 23:50-51)

Dopo queste cose, Giuseppe d’Arimatea che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di poter prendere il corpo di Gesù; e Pilato glielo permise. Egli dunque venne e prese il corpo di Gesù. (Giovanni 19:38)

Nicodemo è un uomo insigne, un dottore della legge, che va a cercare Gesù di notte. Nella conversazione il Signore gli dice chiaramente che le sue qualità e le sue conoscenze religiose non gli avrebbero permesso di ottenere la vita eterna. Nicodemo doveva nascere di nuovo!

Gesù gli rispose e disse: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio». (Giovanni 3:3)

Qualche tempo dopo, ebbe il coraggio e la rettitudine di difendere Gesù davanti al tribunale giudaico, malgrado l’opposizione dei colleghi.
Nicodemo, uno di loro, colui che era andato da Gesù di notte, disse loro: «La nostra legge condanna forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che egli ha fatto?». (Giovanni 7:50-51)

Dopo la morte di Gesù, tutto sembrava disperatamente perduto, come dimostra l’atteggiamento dei due discepoli che lasciarono Gerusalemme per andarsene a Emmaus.

In quello stesso giorno, due di loro se ne andavano verso un villaggio, di nome Emmaus, distante sessanta stadi da Gerusalemme. (Luca 24:13)

Ma Giuseppe ha il coraggio di chiedere a Pilato il corpo di Gesù, e Dio fa sì che il governatore acconsente. Così si adempiuta la parola profetica: Gli avevano assegnato la sepoltura con gli empi, ma alla sua morte fu posto col ricco, perché non aveva commesso alcuna violenza e non c’era stato alcun inganno nella sua bocca. (Isaia 53:9)

Che gioia per Giuseppe sottrarre il corpo del suo Maestro al disprezzo del popolo, per offrirgli una tomba nuova.

E, dopo averlo tirato giù dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia, dove nessuno era ancora stato sepolto. (Luca 23:53)

Dopo la morte del Signore, ecco Nicodemo che porta una mistura di profumi per ungere il suo corpo e aiutare Giuseppe a deporlo nella tomba.

Or venne anche Nicodemo, che in precedenza era andato di notte da Gesù, portando una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre. (Giovanni 19:39)

Superando i loro timori iniziali, questi due uomini hanno finalmente avuto il coraggio di manifestarsi apertamente per il Signore. Che il loro esempio ci sia d’incoraggiamento!

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