Gesù è venuto in casa sua, cioè tra il suo popolo Israele, a cui molti secoli prima, il Messia era stato promesso. Ma i Giudei non lo riconobbero né come Messia né come Re. E gli uomini in generale, poiché la sua sola presenza metteva in evidenza le loro opere malvage, non l’hanno neppure loro ricevuto, al contrario, lo hanno messo a morte come un malfattore.
Ma voi rinnegaste il Santo, il Giusto e chiedeste che vi fosse concesso un omicida; e uccideste il Principe della vita, che Dio ha risuscitato dai morti. Di questo noi siamo testimoni. (Atti 3:14-15)
Non soltanto hanno respinto Colui che, per amore, era venuto dal cielo per visitarli, ma lo inchiodarono ad una croce dopo averlo coperto d’oltraggi.
Colui la cui potenza era infinita, che aveva compiuto tanti miracoli, non avrebbe potuto difendersi ed annientare coloro che mettevano le loro mani su di Lui? Certamente! Ma Egli s’è offerto volontariamente al supplizio, perché sapeva che avrebbe subito in quest’occasione, al nostro posto, il giudizio divino, e che così Dio avrebbe potuto perdonare il peccatore e fare di lui un suo figlio.
Gesù è venuto tra il suo popolo che non l’ha ricevuto, che l’ha crocifisso. Ma a tutti coloro che l’hanno ricevuto, ha dato il diritto di essere figli di Dio, con tutte le conseguenze che questa relazione implica: le cure gratuitamente assicurate, l’educazione, l’eredità…
È venuto in casa sua e i suoi non l’hanno ricevuto; ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome; i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma sono nati da Dio. (Giovanni 1:11-13)
Allo stesso modo con cui un neonato è iscritto di pieno diritto allo stato civile della sua città natale, la nuova relazione che unisce il credente al suo Padre celeste è registrata nel cielo nel “Libro della vita”. Sei sicuro che il tuo nome vi si trovi?




