Lidia, 5 anni, arriva eccitatissima tenendo nel palmo della mano un uccellino caduto dal nido, tutto palpitante di paura.
“Papa, guarda com’è bello; gli daremo da mangiare…”
Ahimè! Prima della fine della giornata, sono lacrime: l’uccellino è morto.
Penso al tesoro che quella creatura fragile e dipendente è stato per mia figlia, per qualche ora, e mi vengono in mente le parole di Gesù riportate nel seguente versetto.
Osservate gli uccelli del cielo: essi non seminano, non mietono e non raccolgono in granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? (Matteo 6:26)
Non si vendono forse due passeri per un soldo? Eppure neanche uno di loro cade a terra senza il volere del Padre vostro. Ma quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete dunque; voi siete da più di molti passeri. (Matteo 10:29-31)
Sì, Signore Gesù, sei tu che dichiari il nostro valore ai tuoi occhi e agli occhi del Padre tuo, per darci la sicurezza della tua fedeltà, del tuo aiuto costante e della tua bontà infinita.
Quel passerotto è un’opera delle tue mani, indubbiamente meravigliosa. E’ dotato di un ammirevole istinto, ma cade… e tutto finisce per la sua vita.
A noi, tue creature, hai dato un’intelligenza e la facoltà di conoscerti. Alle nostre anime è legato il ricordo imperituro di te che le hai create e che ti riveli.
Ma chi libererà noi, schiavi del peccato?
Tu ci riscatti al prezzo del tuo sangue, sparso alla croce. Ci dai la vita eterna, perché ti conosciamo.
Ecco il nostro valore ai tuoi occhi, il valore di quelli che ti appartengono. Come possiamo ignorarlo, e che cosa possiamo temere?



