Il Vangelo è per i vivi

Molte persone hanno desiderio che ci si occupi della loro anima dopo la morte. Addirittura alcune, che non si sono per niente occupate della morte durante la vita, coscienti di una prossima fine, danno disposizioni riguardanti la loro sepoltura e anche la cerimonia religiosa.

Durante questa, sarà assolutamente conveniente evocare i soliti grandi argomenti: Dio, l’eternità, il perdono del peccato, la grazia, la vita eterna.

Ahimè! Il defunto non potrà più approfittare di questa predicazione. Quanto a quelli che saranno venuti ad accompagnarlo fino alla tomba, perché dovrebbero ragionare diversamente dal loro amico scomparso?

Diranno tra sé: “Siamo vivi. Dio sia lodato. L’aldilà non ci riguarda ancora! L’Evangelo, è affare dei morti; ce ne preoccuperemo quando verrà il nostro turno – il più tardi possibile – di passare dall’altra parte”.

Ma Gesù gli disse: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti». (Matteo 8:22)

Ma, nessuno s’inganni! Allora, sarà troppo tardi. Spesso si legge sugli annunzi mortuari: “Pregate per lui” o “Pregate per la sua anima”.

Allora, gridando, disse: “Padre Abrahamo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito per rinfrescarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abrahamo disse: “Figlio, ricordati che tu hai ricevuto i tuoi beni durante la tua vita e Lazzaro similmente i mali; ora invece egli è consolato e tu soffri. Oltre a tutto ciò, fra noi e voi è posto un grande baratro, in modo tale che coloro che vorrebbero da qui passare a voi non possono; così pure nessuno può passare di là a noi”. (Luca 16:24-26)

E’ un’illusione, perché, se colui che stanno seppellendo non ha accettato la salvezza per grazia durante il tempo della sua vita, non gli sarà più data l’occasione di farlo nell’aldilà.

L’Evangelo non è per i morti, è per i vivi, dunque per te e per me. Ascoltiamolo; è proprio a noi che Dio parla.

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