L’amore è paziente, è benigno; l’amore non invidia, non si mette in mostra, non si gonfia, non si comporta in modo indecoroso, non cerca le cose proprie, non si irrita, non sospetta il male; non si rallegra dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità, tollera ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. (1 Corinzi 13:4-7)
Semplice riflessione: Amare qualcuno, significa volere il suo bene. Non amarlo, significa volere il suo male, o semplicemente essere indifferenti a ciò che gli capita.
Essere invidiosi (o gelosi), significa desiderare per sé ciò che un altro possiede, o perfino adoperarsi perché l’altro ne venga privato. Se c’è amore, invece, quando si vede qualcuno che riesce bene, o che è pieno di talento, si è felici per lui. L’amore si rallegra del bene degli altri.
Amare, vuol dire mettere gli altri prima di sé, mentre essere invidiosi è pensare prima di tutto a sé stessi.
Anche noi infatti un tempo eravamo insensati, ribelli, erranti, schiavi di varie concupiscenze e voluttà, vivendo nella cattiveria e nell’invidia, odiosi e odiandoci gli uni gli altri. (Tito 3:3)
L’invidia non è una colpa minore o inoffensiva, perché può avere conseguenze terribili. E’ perché erano gelosi di Giuseppe che i suoi fratelli lo vendettero schiavo in Egitto.
Venite, vendiamolo agli Ismaeliti e non lo colpisca la nostra mano, perché è nostro fratello, nostra carne». E i suoi fratelli gli diedero ascolto. Come quei mercanti Madianiti passavano, essi sollevarono e tirarono Giuseppe fuori dal pozzo e lo vendettero agli Ismaeliti per venti sicli d’argento. E questi condussero Giuseppe in Egitto. (Genesi 37:27-28)
I patriarchi, portando invidia a Giuseppe, lo vendettero perché fosse condotto in Egitto, ma Dio era con lui; e lo liberò da tutte le sue tribolazioni e gli diede grazia e sapienza davanti al Faraone, re di Egitto, il quale lo costituì governatore sull’Egitto e su tutta la sua casa. (Atti 7:9-10)
Sempre per invidia i capi religiosi diedero Gesù in mano a Pilato.
Quando si furono radunati, Pilato chiese loro: «Chi volete che vi liberi, Barabba o Gesù, detto Cristo?». Perché egli sapeva bene che glielo avevano consegnato per invidia. (Matteo 27:17-18)
Possiamo trovare molti altri esempi nella Bibbia, ma vi sono migliaia di casi simili nella vita delle famiglie, delle aziende e dei governi delle nazioni.
Ogni volta che ci rendiamo contro di avere un sentimento di invidia nel nostro cuore, possiamo stare certi che non è l’amore che lo fa nascere. Dobbiamo respingerlo, e sarà più agevole se pensiamo al Signore Gesù.
Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù, il quale, essendo in forma di Dio, non considerò qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente l’essere uguale a Dio, ma svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini; e, trovato nell’esteriore simile ad un uomo, abbassò se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce. (Filippesi 2:5-8)
Che modello d’amore e di rinuncia abbiamo in Lui!
Deposta dunque ogni malizia ed ogni inganno, le ipocrisie, le invidie ed ogni maldicenza, come bambini appena nati, desiderate ardentemente il puro latte della parola, affinché per suo mezzo cresciate, se pure avete gustato che il Signore è buono. (1 Pietro 2:1-3)



