Non critichiamo!

L’anima mia è come in mezzo ai leoni; dimoro tra gente che vomita fuoco, in mezzo a uomini i cui denti sono lance e dardi, e la cui lingua è una spada affilata. (Salmi 57:4)

Ci sorprende che un grande servitore di Dio come l’apostolo Paolo sia stato costretto a “difendere” la sua autorità apostolica e perfino il suo diritto ad essere considerato apostolo del Signore. Eppure così è avvenuto, e questo ci conferma che un servitore del Signore, per fedele che sia, raramente è esente da critiche.

I detrattori sono sempre esistiti; vuoi per gelosia e invidia, vuoi per quella costante azione del nemico volta a intralciare il lavoro del Signore e specialmente l’opera di evangelizzazione.

Paolo non aveva seguito Gesù come Pietro, Giovanni e gli altri, non era stato suo discepolo quando il Signore era in vita; ma il Signore gli era apparso dalla gloria, lo aveva chiamato e gli aveva dato l’incarico di andare fra i gentili a portare il Vangelo della grazia di Dio.

Paolo sapeva di essere fedele, e arriva a dire che non gli importa di essere giudicato dai credenti di Corinto e che, anzi, non si giudicava neppure da se stesso perché non aveva coscienza di alcuna colpa.

Ora a me importa ben poco di essere giudicato da voi o da un tribunale umano; anzi non giudico neppure me stesso. Non sono infatti consapevole di colpa alcuna; non per questo sono però giustificato, ma colui che mi giudica è il Signore. (1 Corinzi 4:3-4)

Le critiche fanno sempre male e, specialmente per chi fatica per il Signore, sono un peso difficile da portare. Paolo scrive ancora:

Non sono io apostolo? Non sono io libero? Non ho io veduto Gesù Cristo, il nostro Signore? Non siete voi la mia opera nel Signore? Se non sono apostolo per gli altri, lo sono almeno per voi, poiché voi siete il sigillo del mio apostolato nel Signore. (1 Corinzi 9:1-2)

Poi, nella seconda lettera, apre il suo cuore ai cari fratelli di Corinto ed elenca una serie di eventi e caratteristiche morali sufficienti a raccomandare lui e i suoi collaboratori “come servitori di Dio”, e tanto evidenti da non dare adito a dubbi sulla loro chiamata.

Teniamo sempre presente l’esortazione di Giacomo:

Non parlate gli uni contro gli altri, fratelli; chi parla contro il fratello e giudica il proprio fratello, parla contro la legge e giudica la legge; ora se giudichi la legge, tu non sei un esecutore della legge, ma un giudice. C’è un solo Legislatore, che può salvare e mandare in perdizione; ma tu chi sei, che giudichi un altro? (Giacomo 4:11-12)

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