E Gesù, gridando con gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito». E detto questo, rese lo spirito. (Luca 23:46)
Quest’ultima frase di Gesù sulla croce rievoca tutta l’intimità dell’amore e della comunione fra Gesù e suo Padre. Come aveva detto prima delle tre ore di tenebre, Gesù ripete: “Padre”.
L’espiazione è compiuta, la questione dei nostri peccati è regolata.
Perfettamente in pace, pienamente cosciente, Gesù sta per deporre la sua vita, sta per donarla. Dopo aver chinato il capo, Egli rimette il suo spirito nelle mani del Padre. E’ l’atto finale del suo sacrificio volontario. Egli stesso ha separato il suo spirito dal corpo e l’ha rimesso a Dio suo Padre.
Più volte il Nuovo Testamento ci riporta che Gesù ha dato se stesso.
Io sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me; e quella vita che ora vivo nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me. (Galati 2:20)
Siate dunque imitatori di Dio, come figli carissimi, e camminate nell’amore, come anche Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi, in offerta e sacrificio a Dio come un profumo di odore soave. (Efesini 5:1-2)
Infatti la grazia salvifica di Dio è apparsa a tutti gli uomini, e ci insegna a rinunziare all’empietà e alle mondane concupiscenze, perché viviamo nella presente età saggiamente, giustamente e piamente, aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del grande Dio e Salvatore nostro, Gesù Cristo, il quale ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e purificare per sé un popolo speciale, zelante nelle buone opere. (Tito 2:11-14)
Tutte queste espressioni fanno brillare la grandezza e l’amore di colui che dava la sua vita. Nessuno aveva il potere di prendergliela, ma egli l’ha offerta affinché noi potessimo ricevere una nuova vita, spirituale, affidandoci a lui.
Per questo mi ama il Padre, perché io depongo la mia vita per prenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la depongo da me stesso; io ho il potere di deporla e il potere di prenderla di nuovo; questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio». (Giovanni 10:17-18)
Il Signore Gesù affronta la morte tranquillamente, come vincitore, sapendo che Dio risusciterà il suo corpo.
Poiché tu non lascerai l’anima mia nell’Ades e non permetterai che il tuo Santo veda la corruzione. (Atti 2:27)
Per mezzo della sua morte egli ha distrutto la potenza del diavolo che ci spaventava.
Poiché dunque i figli hanno in comune la carne e il sangue, similmente anch’egli ebbe in comune le stesse cose, per distruggere, mediante la sua morte, colui che ha l’impero della morte, cioè il diavolo, e liberare tutti quelli che per timore della morte erano tenuti in schiavitù per tutta la loro vita. (Ebrei 2:14-15)
La settima frase annuncia il riposo della nuova creazione. Il peccato e il male sono vinti alla croce. Come il settimo giorno della creazione è stato il giorno del riposo e della soddisfazione del Creatore, così la settima frase introduce il Signore nel luogo di riposo: le mani del Padre.



