Due espositori si ritrovavano da una fiera all’altra e spesso si aiutavano. Uno di loro presentava sul suo stand la Bibbia, Parola di Dio, e con questo suo amico che l’ascoltava volentieri aveva parlato una sera della parabola della pecora smarrita.
Qual uomo fra voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e non va dietro alla perduta finché non la ritrova? E quando la ritrova, se la mette sulle spalle tutto contento; e, giunto a casa, convoca gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la mia pecora che era perduta. (Luca 15:4-6)
Il credente diceva: “Ripensando a questo racconto, sono proprio contento, sai perché?
–
Oh! – risponde l’altro – forse perché hai l’impressione di essere il pastore che cerca, e io la pecora perduta.
– No, amico mio, non è questo. Sono contento perché io sono la pecora perduta che il Pastore ha trovato e che si porta a casa sulle spalle”.
L’altro rimase pensieroso e sospirò senza rispondere. Chissà se ha poi riflettuto e fatto tesoro di questa risposta.
Gesù cerca anche te: è il buon Pastore che ha dato la vita per salvarti. Egli non costringe nessuno; ti cerca, ti chiama ancora oggi, perché ti ama così come sei.
Sa molto bene che cosa ti opprime e non ti permette di essere felice. Sa cosa t’impedisce di riconoscere quello che ti manca per volgerti a lui. Aspetta che accetti di lasciarti trovare da lui.
Ma il tempo incalza; domani potrebbe essere troppo tardi!
Ciò che ci stimola ad annunciarti la buona notizia, l’Evangelo, è il desiderio di farti condividere la felicità di essere stato trovato e salvato da Gesù Cristo.
Perché il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto. (Luca 19:10)



