Riconoscenza, riverenza e timore

Perciò, ricevendo un regno che non può essere scosso, siamo riconoscenti e offriamo a Dio un culto gradito, con riverenza e timore! (Ebrei 12:28)

In questo versetto sono presenti tre aggettivi che ci mostrano il giusto atteggiamento che un credente dovrebbe avere nei confronti del proprio Signore e Creatore: la riconoscenza, la riverenza e il timore. Sono tre attitudini che ci rendono graditi agli occhi di Dio.

La riconoscenza, o gratitudine che dir si voglia, rappresenta un sentimento di affetto per un bene ricevuto verso il benefattore. Il sentimento a cui ci riferiamo è senz’altro quello che manifestiamo nei confronti di Dio per averci salvato e donato la vita eterna.

Dobbiamo essergli grati per la natura che ci circonda, per i beni che possediamo, per le amicizie che coltiviamo, per la famiglia in cui viviamo, ma soprattutto per il dono della salvezza, offerto a tutti gratuitamente.

Dal momento in cui siamo diventati “principi” figli del Re dei re, ricevendo in eredità un regno che non potrà mai essere scosso e avere fine, abbiamo ricevuto pace e gioia nel cuore. Tutti questi aspetti non sono forse motivo di gratitudine? Ringraziamo e lodiamo Dio in ogni tempo.

La seconda attitudine è la riverenza. Essa, insieme alle altre due, è elemento essenziale per essere approvati da Dio. Essere riverenti vuol dire portare rispetto e obbedienza, sottomissione. Questa parola, perciò, delinea due aspetti essenziali: il rispetto e l’obbedienza.

Essere rispettosi vuol dire avere un’alta considerazione di qualcosa o qualcuno da non mancare alla Sua dignità. Essere ubbidienti, invece, vuol dire ottemperare, eseguire un ordine. Siamo noi riverenti nei confronti del nostro Signore? Gli diamo tutto il rispetto dovuto, nel pieno significato del suo termine? E gli siamo ubbidienti? Probabilmente non sempre come dovremmo. Ricerchiamo una maggiore comunione con Lui, per imparare a rispettarlo e ubbidirlo.

E’ poco il tempo che trascorriamo in preghiera. Troppo spesso Gli eleviamo preghiere fugaci. Come possiamo avere rispetto e obbedienza se Lo conosciamo appena? Trascorriamo più tempo in Sua presenza e sarà naturale essergli riverenti!

Il termine timore viene confuso con paura, ma tra i due esistono delle differenze. La paura rappresenta un spavento per un pericolo presente o futuro. Il timore rappresenta una soggezione, un accostarsi a qualcosa o a qualcuno timidamente.

Il timore che dobbiamo provare nei confronti del nostro Signore non deve essere costituito da spavento o da terrore. Dovremmo, invece, avere sempre presente il castigo meritato dal nostro peccato, e l’aborrimento di Dio del peccato stesso, e quindi vivere in un continuo e devoto timore.

Questo timore non deve essere, però, quello di uno schiavo nei confronti del proprio padrone, ma piuttosto quello di un figlio vero il padre. Il nostro Padre Celeste è amorevole e pieno di compassione. Ci dona tutto in abbondanza e ci soccorre quando siamo in difficoltà. In qualità di figli, dobbiamo mostrargli gratitudine, riverenza e timore.

Egli oltre a chiamarci Suoi figli, ci ha chiamati Suoi amici per farci comprendere maggiormente la benevolenza adottata nei nostri riguardi. Non ti sembra sufficiente per appropriarti delle tre attitudini che ti rendono gradito ai Suoi occhi?

Facebooktwitterlinkedintumblr

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *