Trenta sicli d’argento

L’Antico Testamento contiene numerosi testi che annunciano in anticipo le sofferenze di Cristo e che descrivono in modo dettagliato le circostanze che accompagnano la vita di Gesù sulla terra e la sua morte sulla croce. Cinque secoli prima della nascita di Cristo, il profeta Zaccaria ha precisato il prezzo che sarebbe stato pagato a Giuda per il suo tradimento: trenta sicli d’argento.

Egli ha anche annunciato che quel denaro, restituito dal traditore, sarebbe stato utilizzato per l’acquisto del campo del vasaio.

Io dissi loro: «Se vi sembra giusto, datemi il mio salario; se no, lasciate stare». Ed essi mi pesarono il mio salario: trenta sicli d’argento. Il SIGNORE mi disse: «Gettalo per il vasaio, questo magnifico prezzo con cui mi hanno valutato!» Io presi i trenta sicli d’argento e li gettai nella casa del SIGNORE per il vasaio. (Zaccaria 11:12-13)

Come tutte le altre profezie, questa si realizzò con una precisione perfetta. Il prezzo che i capi dei Giudei proposero fu di trenta sicli d’argento.

Allora uno dei dodici, che si chiamava Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti, e disse loro: «Che cosa siete disposti a darmi, se io ve lo consegno?» Ed essi gli fissarono trenta sicli d’argento. (Matteo 26:14-15)

Dopo questo atto infame, roso dal rimorso vedendo che Gesù era stato condannato, restituì il denaro ai capi principali del popolo che lo utilizzarono per comprare il campo del vasaio.

Ma i capi dei sacerdoti, presi quei sicli, dissero: «Non è lecito metterli nel tesoro delle offerte, perché sono prezzo di sangue». E, tenuto consiglio, comprarono con quel denaro il campo del vasaio perché servisse per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo, fino al giorno d’oggi, è stato chiamato: Campo di sangue.  (Matteo 27:6-8)

Potete ben pensare che i capi dei Giudei non fecero questo perché si compissero le profezie che li condannavano. Tutto ciò che era stato annunciato doveva realizzarsi. Questi uomini increduli, pur essendo personaggi religiosi eminenti, non comprendevano le Sacre Scritture di cui essi erano i depositari e che conservavano gelosamente; ma le hanno compiute a loro insaputa.

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