Il profeta Isaia inizia il suo libro facendo la diagnosi morale dell’uomo: è malato dalla testa ai piedi.
Perché volete essere ulteriormente colpiti? Vi ribellereste ancor di più. Tutto il capo è malato, tutto il cuore langue. Dalla pianta del piede fino alla testa non vi è nulla di sano: solo ferite, lividure e piaghe aperte, che non sono state pulite né fasciate né lenite con olio. (Isaia:5-6)
I piedi ci parlano del cammino, in altre parole il modo di vivere: un grave “handicap” lo paralizza. Il capo è la sede del pensiero e dell’intelligenza e si mette al servizio del male. Il cuore che langue completa il quadro di questo misero stato.
In tutto ciò che l’essere umano fa, dice, e pensa, l’amore è assente, perché ogni uomo è centrato, non su Dio e sul prossimo, ma sulla propria persona.
La conclusione di questo tragico bilancio la troviamo qualche versetto più avanti.
Cessate di confidare nell’uomo, nelle cui narici non c’è che un soffio: quale conto si può fare di lui? (Isaia 2:22)
Questo male così terribile che contamina l’uomo fin dalla sua nascita, è certamente il peccato. Attacca l’anima e porta in sé la morte. Non vi sarà dunque nessuno per salvarci? Dio solo può e vuole farlo.
Riassumiamo le quattro tappe del cammino della guarigione:
- riconoscersi malato, cioè peccatore;
- consultare un medico competente: in questo campo ce n’è uno solo: Dio;
- accettare la Sua diagnosi: perduto per l’eternità;
- rispettare la Sua prescrizione: la fede in Gesù Cristo, di cui Dio dichiara l’opera necessaria e sufficiente per una guarigione definitiva.
Questo infatti è buono ed accettevole davanti a Dio, nostro Salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati, e che vengano alla conoscenza della verità. (1 Timoteo 2:4)



