Gesù gli disse: «Nessuno che ha messo la mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio». (Luca 9:62)
Mentre Gesù camminava, un uomo si avvicinò a Lui e gli disse: «Signore, io ti seguirò dovunque andrai» (Luca 9:57); ardito, sicuro di sé, forse anche un po’ spavaldo. Vi sono persone che, prese dall’esuberanza di qualche manifestazione o da forte emotività, sono sicure di essere veramente disposte a tutto per seguire Gesù ma poi, passato quel momento, si accorgono che non sono in grado di mettere in pratica ciò che era soltanto un desidero passeggero.
E’ necessario capire che, se vogliamo seguire veramente Gesù, dobbiamo rinunciare a noi stessi, alle nostre capacità, alla nostra gratificazione, al successo personale. Un esempio emblematico è senz’altro quell’uomo, conosciuto come il “giovane ricco”, il quale chiese a Gesù cosa dovesse fare per “ereditare la vita eterna”.
Dopo che Gesù gli rammentò i comandamenti, egli replicò con sicurezza: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia fanciullezza» (Marco 10:20), ma la vide ben presto frantumata dalle parole amorevoli del Signore: «Una cosa ti manca; va’, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni, prendi la tua croce e seguimi» (Marco 10:21). Il giovane era legato alle ricchezze, se ne andò per la sua strada, triste e desolato.
Il desiderio di seguire il Signore deve essere senz’altro l’espressione anche delle parole, ma tale frutto deve essere sostenuto da radici che affondino nelle profondità del cuore. Il tuo desiderio di servire il Signore è teorico o reale?




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