La storico russo Nicola Karamzine (1765-1826) racconta che, ancora giovane, si trovava in una foresta isolata. Il tempo era minaccioso ed era ormai chiaro che un terribile temporale stava per abbattersi sulla località.
Karamzine si affrettava a rientrare a casa, quando improvvisamente si trovò di fronte ad un enorme orso. Il giovane, che non era armato, ebbe una grande paura e credette che fosse ormai giunta la sua ultima ora.
In quello stesso istante scoppiò il temporare, e il primo fulmine colpì e uccise l’animale.
Sconvolta da una tale liberazione, il giovane comprese che essa non era dovuta al caso, ma era un miracolo del Dio che l’amava. Egli comprese che quel Dio che aveva così miracolosamente salvato la sua vita voleva e poteva salvare la sua anima. Mise in Lui la sua fiducia e divenne un credente fervente.
La potenza di Dio, due secoli più tardi, non è cambiata. E nemmeno il suo amore. S’interessa personalmente a ciascuno di noi e vuole liberarci. Non abbiamo un orso che ci manaccia, ma il nostro grande nemico, Satana, ben più potente e astuto. Egli sotto le apparenza attraenti di questo mondo, vuole trascinare le anime in perdizione eterna.
Dio vuole salvarci. Ci offre un Salvatore nella persona del suo proprio Figlio, Gesù. Che cosa è richiesto da parte nostra? Riconoscere che non possiamo salvarci da soli, credere in Lui e ringraziarlo.
E, chiesto un lume, egli corse dentro, e tutto tremante si gettò ai piedi di Paolo e Sila; poi li condusse fuori e disse: «Signori, cosa devo fare per essere salvato?». Ed essi dissero: «Credi nel Signore Gesù Cristo, e sarai salvato tu e la casa tua». (Atti 16:29-31



