Una lode che libera

A un tratto vi fu un gran terremoto, la prigione fu scossa dalle fondamenta; e in quell’istante tutte le porte si aprirono e le catene di tutti si spezzarono. (Atti 16:26)

Questo verso ci narra di come Paolo e Sila furono liberati dal carcere nel quale erano stati ingiustamente rinchiusi, innalzando una lode a Dio. Fu una delle più potenti dimostrazioni del potere del Signore, eppure molti si chiedono: “Al giorno d’oggi è possibile che si ripeta un episodio del genere?”.

Ebbene si; è successo a Willie Myrick, un bambino di 10 anni. Willie stava giocando nel cortile di casa sua, quando uno sconosciuto lo afferrò e lo gettò in macchina. Il bambino capì subito di essere stato rapito, anche perché l’uomo alla guida gli aveva intimato di non dire una parola.

Willie, però, sentì la necessità di cantare non una canzone qualsiasi, ma uno dei suoi canti preferiti. Il rapitore iniziò a maledire Dio e chiese invano al bambino di smettere. Willie continuò a innalzare questa lode a Dio per tre ore consecutive, costringendo il rapitore ad abbandonarlo per strada.

La polizia non è riuscita a spiegarsi l’accaduto, ma noi possiamo affermare con certezza che la lode, quando indirizzata all’unico vero Dio con un cuore puro, è capace di liberare anche dalle catene materiali.

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