Ma noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché questa grande potenza sia attribuita a Dio e non a noi. (2 Corinzi 4:7)
Abbiamo un corpo che invecchia, che si ammala. Nella Bibbia, esso è paragonato a un involucro, a una tenda, oppure a un vaso d’argilla che un giorno sarà distrutto. Ma l’importante è il contenuto, l’essere interiore.
Quelli che credono in Gesù Cristo hanno, come tesoro, la presenza gloriosa dello Spirito Santo in loro. E poi, prima di incontrare il Signore, il loro corpo, nel quale a volte hanno sofferto, Dio lo trasformerà in un corpo glorioso, simili a quello di Gesù risuscitato.
La nostra vita è contraddistinta dalla debolezza e dalla fragilità, ma può diventare piena di significato e di vigore, utile per gli altri. Ricordiamoci del caso di Onesimo, notevole anche per il significato del suo nome (in greco significa “utile”), a proposito del quale l’apostolo Paolo scrive al suo collaboratore Filemone:
Perciò, pur avendo molta libertà in Cristo di comandarti quello che conviene fare, preferisco fare appello al tuo amore, semplicemente come Paolo, vecchio, e ora anche prigioniero di Cristo Gesù; ti prego per mio figlio che ho generato mentre ero in catene, per Onesimo, un tempo inutile a te, ma che ora è utile a te e a me. Te lo rimando, lui, che amo come il mio cuore. (Filemone 8-12)
Anche l’apostolo Paolo ha dovuto sopportare la sua infermità, perché non dovremmo fare anche noi la stessa esperienza?
E perché io non avessi a insuperbire per l’eccellenza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi affinché io non insuperbisca. Tre volte ho pregato il Signore perché l’allontanasse da me; ed egli mi ha detto: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza». Perciò molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me. (2 Corinzi 12:7-9)



